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orgoglioso antifascismoCircolo Pink
glbte – diritti umani e cittadinanza – Verona
Neofascisti in Università a Verona – Comunicato del Circolo Pink di Verona

Sabato ore 11.30, Univer sità di Verona, aula 1.3, Blocco studentesco e Casa Pound presentano un libro,
ovvero, i fascisti, seppur del Terzo Millennio,
hanno nuovamente agibilità all’università con l’autorizzazione del Rettore
Come mai il rettore dà l’autorizzazione a Blocco Studentesco e Casa Pound, noti gruppi neo-fascisti, a
presentare un libro in università? Cosa spinge un accademico ad assumersi una responsabilità del genere,
andando incontro a un coro di critiche da parte di moltissimi studenti e cittadini veronesi? Siamo in prossimità
del 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo … che sia questa la spiegazione, il tentativo da
parte dei neofascisti veronesi di mettere il loro marchio su una ricorrenza che hanno da sempre combattuto?
Il rettore di Verona avrà il suo bel da fare a spiegare questa sua decisione, una complicità pesante …
mentre in città e in tutta Italia sono cominciate le manifestazioni che ricordano il 25 aprile a Verona, all’università,
tempio della cultura, si presenta un libro neo-fascista.
Il Circolo Pink conosce molto bene i neofascisti di Blocco studentesco.
Il 25 dicembre 2010 proprio da loro è arrivata all’indirizzo di posta elettronica del Circolo una mail di minacce
in relazione all’iniziativa “LO SCROSTINO” fatta nei giorni precedenti anche dagli attivisti del Pink, durante
la quale i muri dei palazzi del centro storico furono ripuliti dai tanti, troppi manifesti fascisti, una vergogna
ovunque, ancora di più in una città turistica. Un bel biglietto da visita, non c’è che dire.
Ecco il testo della mail arrivata dall’indirizzo di posta elettronica “bloccoverona@yahoo.it”:
“Cari Involtini annoiati dalla vita. Complimenti per la vostra piccola vile azione. Qualche buon passante
osservatore ci aveva avvisato di quello che stavate facendo ma non siamo stati fortunati e non
vi abbiamo incrociato. Sarebbe stato interessante capire insieme il buon operato degli scrostini.
Chissa se la brigata dopo sarebbe stata ancora allegra. Vabbe, cari piccoli neo partigiani, infami e vili
come i vostri predecessori, buone feste e buon capodanno. godetevelo dato che e’ stato molto
fortunato…questa volta.”
In virtù di questa palese minaccia il Circolo Pink ha sporto denuncia contro Blocco Studentesco. Una
denuncia dovuta che speriamo possa proseguire il suo corso anché questi personaggi capiscano che il
Ventennio si è denitivamente concluso e che anche per loro i tempi sono cambiati, nonostante stiano
cercando in tutti i modi di riciclarsi e farsi passare per dei bravi ragazzi che fanno cultura. Del resto noi non
siamo nuovi a questo tipo di azioni, nel 2001 siamo stati aggrediti da alcuni aderenti a Forza Nuova in
centro città, poi condannati per questo fatto in primo grado.
Invitiamo tutti gli studenti dell’ateneo scaligero a tentare in ogni modo di impedire questa presentazione,
invitiamo il Rettore a revocare il permesso, perché in questo modo si legittimano questi gruppi neo-fascisti,
che mascherano la loro propaganda con pseudo-iniziative culturali. Invitiamo le librerie di Verona a non
esporre né vendere queste pubblicazioni.
Il circolo pink di Verona
www.circolopink.it

 

collettivo malefimmine

collettivo malefimmine

collettivo malefimmine

collettivo malefimmine

8 marzo 2011 spezzone di apertura

L’OTTO NON SOLO A MARZO!

Siamo un collettivo femminista e lesbico autorganizzato,  nato otto anni fa nella facoltà di lettere e filosofia. Quando ci siamo riunite la prima volta sapevamo che qualsiasi cosa fosse nata tra quelle mura sarebbe partita dalle impressioni, immaginari, idee, opinioni di ognuna di noi in merito alla società e rispetto a come questa si relazionava con la differenza di genere: è proprio sulla base delle contraddizioni e delle imposizioni che più intimamente viviamo sui nostri corpi che elaboriamo un’analisi concreta della società e dei ruoli che questa ci obbliga a rivestire.

Nel corso degli anni siamo uscite dall’università, abbiamo partecipato ai movimenti di lotta per la casa, ai movimenti studenteschi, di lavoratori/trici , migranti, antirazzisti, anticapitalisti, antisessisti e per il riconoscimento di diritti civili e politici della comunità lgbtqi: abbiamo deciso dunque di essere parte integrante di ogni sussulto di rivendicazione e autodeterminazione!

Ecco perché per noi l’otto marzo non è una festa, ma una giornata di lotta ed ecco perché abbiamo deciso di fare un elenco di ciò che viviamo in quanto donne e di ciò che rivendichiamo.piazza tematica 8 marzo 2011

Noi l’8 marzo lottiamo:

–          Contro uno  Stato in cui con la maschera della legalità si consumano i peggiori crimini contro l’umanità!

Siamo accanto a tutt* i/le migranti. Crediamo che l’8 marzo sia un giorno per stare in piazza per e con le vittime della tratta che vivono e muoiono nelle nostre strade, e per coloro che vengono umiliate, stuprate, massacrate dentro i CIE. Siamo con tutte quelle donne che prive di qualsiasi diritto e contratto continuano a curare anzian* e bambin* e a pulire per pochi euro le abitazioni.

L’8 marzo è la giornata di tutte le donne a prescindere da religione, etnia, luogo e data di nascita. L’8 marzo è una giornata di mobilitazione internazionalista perché la discriminazione di genere non ha confini!

Per ogni donna lesa, stuprata, offesa siamo tutte parte lesa!

–          contro la strumentalizzazione o la banalizzazione della violenza di genere.

“Spesso si crede che la violenza sulle donne riguardi mogli e madri di famiglie “ignoranti”,che non possa riguardare noi o le nostre coetanee, o a chi a noi stia più vicina…invece certe ragazze camminano a testa bassa per non cadere nell’insensato stimolo di salutare conoscenti….
Ci rattrista sentire gente che crede che tutti gli omicidi dettati da possessione  e dall’idea che un uomo si senta in diritto di opprimere una donna sia nel corpo che nello spirito,non siano crimini sessisti e che non abbiano a che fare con il maschilismo radicato in tutti noi,uomini e donne, ma che semplicemente siano un dilagare di pazzie sociali.
Se non le vedete per strada con l’occhio nero,non vuol dire che non le abbiano tirato i capelli ,dato calci,trascinate,strattonate,che non le abbiano sputato in faccia;
Se non le vedete per strada piangere non vuol dire che non le sia stato impedito di salutare,di studiare ,di aprirsi e confidarsi,di andare in palestra;
se non conoscete alcuna donna vittima di violenza non vuol dire che non esistano o che abbiate gli occhi per vederle,loro non possono parlare,non possono uscire sole e se escono in compagnia neanche le vedete,sono fantasmi svuotate da qualsiasi forza ,tranne quella che permette loro di sopravvivere”.

Noi pretendiamo lo stanziamento dei fondi per i centri antiviolenza. La violenza maschile sulle donne sia essa psicologica, economica, fisica, sessuale colpisce una donna su tre!

Noi abbiamo il diritto e pretendiamo di uscire dal silenzio!

8 marzo 2011

–          contro la precarietà esistenziale e lavorativa e contro e i tagli sui luoghi di lavoro.

Viviamo in un periodo di crisi strutturale del sistema capitalista, e a farne le spese siamo noi lavoratori e lavoratrici.

Le donne sono i soggetti che più direttamente subiscono i contraccolpi della contrazione economica. Da sempre percepiamo salari a parità di prestazioni più esigui, e oggi subiamo maggiormente l’espulsione dal mercato del lavoro. Conseguenza ne è il ritorno forzato delle donne tra le mura domestiche, rinvigorendo la divisione in ruoli tipica della famiglia etero sessista e patriarcale. In questo modo viene fatto passare come “corretto” e “naturale” non solo un modello di organizzazione sociale ma anche un modello culturale opprimente  che non tiene assolutamente in considerazione la nostra indipendenza, autonomia, libertà di scelta.

–          Ci opponiamo alla divisione tra donne per bene e donne per male. Siamo accanto alle lavoratrici del sesso e insieme a loro rivendichiamo diritti!

Tentiamo di costruire ogni giorno una società diversa. Combattendo per dei miseri stipendi a fine mese lottiamo soprattutto per conquistare un nostro spazio in questo mondo creato sino ad ora solo a misura di uomo. La nostra lotta parte dalle nostre case, spesso teatro di violenze e sopraffazioni, attraversa le strade e i luoghi di lavoro. Desideriamo relazioni tra partner orizzontali e non determinate da nessuno stereotipo comportamentale.

–          Lottiamo – ancora! – per una sessualità libera e consapevole!

Ci battiamo contro un’idea di sessualità basata su stereotipi di comportamento che prendono avvio solo dalla cultura machista sino ad oggi predominante nella società.

Non riconosciamo alcun modello né di virilità né di femminilità. Pensiamo che ognun* debba realizzare il proprio piacere nelle relazioni con gli/le altr* in modo libero.

Siamo per la liberazione dei e dai generi!

CORTEO 8 MARZO 2011

–          Lottiamo – ancora! – per avere il diritto ad essere curate, per una sanità laica e a misura delle nostre esigenze. Difendiamo i consultori che subiscono oggi attacchi feroci da parte di una gestione criminale della sanità pubblica. Purtroppo in Italia le elezioni sono sempre motivo di compromesso ed è sempre sui diritti delle donne che tali compromessi vengono siglati. Il sostegno della Chiesa cattolica e delle sue organizzazioni sembrano essere tanto fondamentali che ad ogni elezione e ad ogni campagna elettorale i primi diritti ad essere negati sono i  nostri! Ci riferiamo ad es. alle proposte di Cota in Piemonte e/o alla riforma Tarzia nella regione Lazio, o al riconoscimento dei  diritti civili che in questo paese – ancora!- tardano ad arrivare!

A questo sistema politico economico e culturale gridiamo BASTA!

Siamo per l’autodeterminazione!

Il nostro 8 marzo è alla luce della R/esistenza, dell’antisessismo, antirazzismo, antifascismo, anticapitalismo!

Le nostre bandiere e i nostri ombrelli rossi coloreranno ancora le piazze!

Il nostro 8 marzo è all’insegna della libertà di scelta!

Libere di agire capaci di reagire!

Collettivo Malefimmine malefimmine@gmail.comwww.malefimmine.noblogs.org

per il volantino 8 marzo 2011

 

QUARTO APPUNTAMENTO domenica 20 Marzo BOYS DON’T CRY
A pochi mesi dal pride 2011 e nel pieno collasso del sistema economico
eterocapitalista ,sentiamo di dover dare un contributo per accendere la questione dei carenti diritti di cittadinanza che caratterizza le nostre esistenze.
Viviamo in uno Stato in cui la cultura misogina ,razzista
…cattolica e omo-lesbo-transfobica trionfa e viola gli immaginari
…imponendo rigidi vincoli alla libertà di circolazione, alle relazioni di amore e al…la sessualità. La nostra gioia e la voglia di inventare famiglie
non obbligatoriamente eterosessuali ,slegate dai ruoli e dalla violenza della famiglia patriarcale non trovano legittimazione.
Questo cineforum è uno sguardo sulla nostra quotidianità di negazioni,di r/esistenza e creativià per aprire spazi di riappropriazione di corpi e desideri.Sono sei momenti di incontro pe interrogare i nostri immaginari ed aprire insieme varchi,chiamando a raccolta chi vive a palermo vite,secondo la morale dominante,impossibili

I APPUNTAMENTO: domenica 13 febbraio WOMEN
II APPUNTAMENTO: domenica 27 febbraio GO FISH
III APPUNTAMENTO: domenica 6 marzo AI CONFINI DELPARADISO
IV APPUNTAMENTO: domenica 20 marzo BOYS DON’T CRY
V APPUNTAMENTO: domenica 3 aprile DIRTY DIARIES
VI APPUNTAMENTO:domenica 17 aprile IL LUPO IN CALZONCINI CORTI

Ci si distrae un attimo e, senza accorgersene, tutto d’un tratto il Laboratorio Zeta fa 10 anni.

 

Chi l’avrebbe detto quel venti marzo 2001 – quando, in pieno movimento No Global, intorno alle nove e mezza del mattino andammo ad occupare l’asilo abbandonato di via Boito -, che dieci anni dopo saremmo stati ancora lì?

E chi se lo sarebbe immaginato quel tre marzo del 2003 arrivarono per una notte lunga sette anni – quando 53 sudanesi in fuga dalla guerra del loro paese e a riparo dalle leggi del nostro paese-, che di migranti da quel momento ne sarebbero passati a centinaia e di ogni nazionalità?

E chi ci avrebbe scommesso due sesterzi anche solo quel vicino diciannove gennaio del 2010 – quando ci sono voluti centinaia di agenti per alzare un muro di mattoni (ma non certo per farcene andare via) -, sulla possibilità che a questo decimo compleanno ci saremmo arrivati davvero?

 

Bé, qualcuno un po’ di tempo e di energie ce le ha scommesse, e quindi questo decennale la dobbiamo proprio festeggiare.

 

Voltandosi indietro i fotogrammi del decennio scorrono a velocità smodata. In 10 anni lo zeta ha avuto mille volti, è stato capace di cambiare di ora in ora, di ospitare paradossi, di attraversare crisi e lacerazioni e di produrre amori travolgenti. E’ stato al tempo stesso intimo e pubblico, casa e piazza, soglia e trincea.

Tutti quelli che hanno attraversato zeta, lo hanno riscritto a propria volta. qualcuno lo chiamò Spazio biopolitico open source, perché ha a che fare con la vita vera, perché viene modificato da ogni nuova connessione.

Non è possibile raccontare la storia dello zeta, perché di storie ne ha avute a migliaia: c’è chi è venuto a vedere i concerti punk e chi alle cene sudanesi, chi ci ha trovato casa e chi ci è venuto a giocare a scacchi, chi a fare la sala da tè e chi le riunioni politiche… C’è chi ci ha passato meno di un ora e chi dieci anni interi.

 

Di certo è stato un luogo di lotta a partire dal quale si sono voluti inceppare i meccanismi della realtà che si autoriproduce in automatico. Si sono voluti creare corto circuiti di senso che costringessero a non prendere per assoluto ciò che ci si trova davanti.

Si sono tenute insieme cose distanti e separate quelle monolitiche, si è sempre combattuta qualsiasi semplificazione e si è andati sempre alla ricerca delle complicazioni.

E soprattutto ci è toccato resistere. Resistere ad un decennio che ha sdoganato a tutti i livelli il fascismo come un opzione culturale possibile, in cui la propaganda xenofoba è stata spacciata per diritto di parola.

Abbiamo resistito in una città gestita da personaggi inimmaginabili, dal dominio del peggio e dal nulla assunto come imperativo.

 

Sappiamo d’altro canto su chi potere contare. In quanti ci sono stati accanto nella buona e nella cattiva sorte, con chi abbiamo percorso un pezzo di strada e con chi abbiamo fatto le grandi traversate.

Con tutti voi vogliamo festeggiare i primi dieci anni di zeta e prepararci ad affrontare i prossimi dieci.

 

 

Abbiamo pensato ad una tre giorni di incroci (sotto il programma completo), da portare avanti con una piccola mano dei nostri amici.

Si parte giovedì 17 con la serata di musica elettronica curata da Brusio Netlabal, animata da personaggi che allo zeta ci hanno lasciato un pezzo di cuore. Si prosegue venerdì 18 con la serata curata da Qanat record, una banda di compari sempre pronti all’occorrenza, un classico per lo zeta, praticamente una colonna sonora periodica, con una reunion stracult per i cultori della prima ora, solo per questa sera infatti tornano i Diana Rouge (se c’eravate in quelle serate sapete di cosa parliamo, se non c’eravate i racconti non bastano). Si conclude sabato 19 con una a All Star di amici e compari che sono passati in questi anni dallo Zeta e che non potevano mancare al festeggiamento che si produrranno in una maratona di suoni, liriche e parole.

 

 

 

17, 18, 19 marzo

 

Tutte le sere dalle 19.30 aperitivo e cena sciale

 

 

 

 

GIOVEDI’ 17 – H 21.00

 

BRUSIO NET LABEL

presenta

 

HATORI YUMI

PAOLINO CANZONERI

STASI

DR.LR

 

 

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

 

 

VENERDI’ 18 – H 21.00

 

QANAT record

 

presenta

 

SERGEANT HAMSTER

 

NECRASS

 

UN GIORNO DISPERATO

 

+ guest

 

dj set con Diana Rouge

 

 

zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

 

 

SABATO 19

 

dalle 17.00 – reading, spoken performance con:

 

 

Sara Romano – Elvira Guarino – Irene Falci – Gaspare Perricone

 

Giacomo Guarneri – Quartriati – Daria Castellini –

 

Giampiero Caldarella – Chiara Pane e Stefania Savoia –

 

Luciana Zarini – Emilia Guarino – Sergio Cataldi

 

 

dalle 21 concerti con

 

DONSETTIMO

 

MANOMANCA

 

JERUSA BARROS

 

OM


logo sicilia pride 2010

ROMA PRIDE 2010: NOI NON CI SAREMO

A Roma, negli ultimi mesi, sono accadute cose talmente sconcertanti e rilevanti in
merito al Pride della Capitale del 2010
da indurre molte
Associazioni, gruppi e singoli/e ad una riflessione comune, avvenuta
nella sede del Circolo Mario Mieli in tre riunioni molto partecipate e
ricche di diversità.

Dopo un’ ampia analisi della situazione politica
attuale del movimento lgbtiq e dei fatti di Roma, le Associazioni, i
gruppi, i/le singoli/e che sottoscrivono questo documento hanno deciso
di non aderire a Roma Pride del 2010, per ragioni sia di metodo sia di
sostanza politica, che riassumiamo con poche righe non esaustive ma
indispensabili
.

Il comitato che organizza e promuove il
Roma Pride, costituito alla fine da sole quattro
associazioni romane
, ha effettuato una serie di operazioni, da aprile ad oggi, tali da impedire modalità di costruzione condivisa.
Prima sono stati contestati i Pride precedenti e si è richiesta una
nuova entità organizzatrice a ridosso dell’evento, invocando maggiore
collegialità ma estromettendo dalla costruzione
tutte le realtà non della Capitale, per la prima volta dal 1994
.
Poi si è perpetrata una messa in scena di falsa
democrazia
attraverso il passaggio di due brevi
workshop
di proposizione di idee sotto la
guida di una psicoterapeuta, delegando poi le decisioni sostanziali a
piccoli gruppi di lavoro scollegati fra loro
. Successivamente
si è spostata la data dell’evento dal 12
giugno al 3 luglio, incomprensibilmente verso un periodo più infelice
per la partecipazione e contro una decisione
assunta a febbraio durante un incontro nazionale di movimento a Napoli
,
questo mentre i gruppi di lavoro in teoria dovevano ancora decidere in
raccordo fra loro. Analogamente l’ufficio stampa ha
scelto e resi pubblici slogan, data e logo prima che si pensasse a
quale dovesse essere l’essenza del documento politico da stilare,
capovolgendo la logica di qualunque manifestazione esistente
. E
via discorrendo, con tante e tali “novità” di cui via via si prendeva
atto senza alcun vero confronto politico. E potremmo continuare. Un Pride che si autoproclamava “di tutti” è diventato nei
fatti di pochi, in particolare di sole quattro sigle
.

Si è perpetrata una involuzione sostanziale
dei contenuti politici, a partire dallo slogan e dal comunicato stampa
di annuncio della manifestazione: questo Pride
trova la sua rivoluzione nei i baci e nell’affettività, cioè in quanto
di più blando e generico esista, con la sconvolgente amnesia delle
pietre miliari e quarantennali delle lotte di movimento lgbtiq, ovvero
orgoglio, liberazione, visibilità, autodeterminazione, sessualità, lotta
per i diritti, laicità etc
. Si è compiuta inoltre una
regressione culturale di cui forniamo solo alcuni degli innumerevoli
esempi: la rinuncia alla politica costruendo un Pride che passa
attraverso una psicoterapeuta; la perdita dell’uso
del femminile nel linguaggio; l’irrilevanza della questione transessuale

(persino nella esiguità impressionante di persone trans nel comitato),
salvo talune richieste di specifici interventi normativi nella
piattaforma rivendicativa più lunga della storia,
talmente tecnica da sembrare una tesina da giovane avvocato lgbtiq
;
l’uso smodato del vittimismo; la ossessiva e plumbea richiesta di
supporto di polizia e telecamere; la perdita del senso della storia e
delle indubbie conquiste sociali e culturali ottenute dal movimento;
l’idea che le Associazioni hanno fatto il loro tempo e devono fare passi
indietro, salvo poi dirigere il tutto attraverso poche persone che
nelle Associazioni ci stanno da decenni o ne hanno attraversate
parecchie, e magari militano anche nei partiti; l’uso spregiudicato
delle vicende di cronaca di transfobia e di omofobia, ignorando le prime
e strumentalizzando le seconde come spot davanti ai media, magari
appropriandosi anche di iniziative altrui (vedi la fiaccolata
organizzata da We Have a Dream il 30 maggio scorso), rilasciando
dichiarazioni alla stampa e appiccicando cartelli con il logo del
“proprio” Pride sul petto di chi ha promosso, dietro alla sola bandiera
rainbow, una manifestazione di solidarietà e di risposta agli episodi di
violenza. E potremmo continuare.

Si è sostanziata una marginalizzazione delle realtà
lgbtiq di area culturale di sinistra e si è proposto un indistinto
qualunquismo politico, basandosi su un progetto ipotetico di
trasversalità che vuole andare a tutti i costi a scovare una sensibilità
della destra italiana verso le tematiche gay, lesbiche e transessuali
che nella realtà non esiste, se si escludono rare e in fondo doverose
estemporaneità istituzionali o amministrative
. Si è arrivati a
preoccuparsi più della questione della necessità e volontà di cercare
sponde a destra, anche in quella cosiddetta "estrema", che coinvolgere
nel Pride i collettivi universitari e non, i centri sociali, le
femministe, i partiti, i sindacati, le Associazioni che si occupano di
diritti umani, le radio e le televisioni che aprono al territorio, i
testimonial sensibili, migliaia di cittadine e cittadini comuni che nel
Pride hanno visto negli ultimi anni un momento essenziale per stare
insieme con consapevolezza e gioia, reagendo all’involuzione politica e
sociale del nostro Paese. Ci si è naturalmente preoccupati di non
dimenticare nel documento politico la parola antitotalitarismo, affinché
la parola antifascismo non rimanesse sola ed inequivocabile.

C‘è talmente più realismo del re, che ci
si preoccupa di evitare qualunque possibile polemica con
l’amministrazione di turno (comunque guarda caso di destra), risolvendo persino le questioni politiche con un semplice e
docile “ci ripensi”
rivolto al sindaco Alemanno, che si
dichiara contrario ad una legge contro l’omofobia e la transfobia E
potremmo continuare.

Ma ci fermiamo nell’elencazione dei vari motivi che
ci allontanano da questo Pride non perché non ve ne siano altri, ma in
quanto riteniamo che quelli esposti siano già sufficienti per spiegare
un atto così serio ed inedito da parte nostra.

Ci sentiamo orfani/e quindi di un appuntamento
vero, vitale, condiviso
, ricco e coinvolgente quale è stato
fino ad oggi il Pride romano, significativo per tutta la comunità lgbtiq
italiana e per la città di Roma. Non riusciamo in
nessun modo a riconoscerci in nulla di ciò che Di’Gay Project, Arcigay
Roma, Gaylib Roma e Azionetrans, ovvero il Comitato del Roma Pride 2010,
hanno realizzato a testa bassa
sino ad ora, senza nemmeno un
attimo di ripensamento. Quindi con dolore immenso non aderiamo al Pride,
con la scelta condivisa che ogni Associazione firmataria, se vuole,
possa trovare liberamente proprie modalità di presenza per i propri
associati e prendiamo le distanze dall’atto di destrutturazione
metodologica, politica e culturale che si è perpetrato ai danni di un
appuntamento da sempre e da tutto il movimento italiano sentito e
ritenuto importantissimo . Ci aspettavamo da parte
del comitato un qualche momento di consapevolezza del crescente
sfaldamento, soprattutto dopo le continue critiche piovute da ogni dove e
dinanzi al progressivo rimanere da soli. Non c’è stato nulla, non si
capisce se per incapacità politica e inesperienza, o per la precisa
volontà di provocare una spaccatura nel movimento
. Noi vogliamo
invece ristabilire modalità serie di coesione e fiducia, ribadire
contenuti e storia del movimento, rilanciare percorsi di costruzione
politica. Bisogna riattivare un dibattito vero, ribadendo vigorosamente
lo spirito di liberazione di Stonewall.

Su questo solco è quindi indispensabile continuare il percorso sia di
lotte per i diritti e tutele verso coppie e singoli/e lgbtiq, sia di
battaglie più ampie per una società più libera, come quelle contro le
politiche di repressione e strumentalizzazione sui corpi delle persone
trans, di donne e di migranti, contro il pacchetto sicurezza (come non
ricordare i Cie – Centri di espulsione), contro la privatizzazione dei
servizi e dei beni comuni, e via discorrendo. La
nostra mancata adesione è un atto di vera assunzione di responsabilità
,
l’unico possibile rimasto: non nel nostro nome tanta pochezza di
contenuti, manifesta incapacità e tanta
mistificazione, non nel nostro nome la ricerca di visibilità di pochi
i.

Non ci sarà da parte nostra nessun atto se non
questo: noi non ci saremo. E non andremo nemmeno a inizio parata a
cercare solo le telecamere per comunicare urbi et orbi la nostra
distanza, come ha fatto in passato chi si è ricordato di amare tanto il
Pride solo quest’anno, che l’ha voluto organizzare a tutti i costi e a
modo proprio
.

Andremo invece tutti ed tutte a Napoli il 26
giugno, a sostenere un Pride che condividiamo e sentiamo nostro
,
anche se la gioia di quel giorno non colmerà il senso di perdita umana e
politica del Pride di Roma, stracciato e mortificato come un pannetto
inutile in mano a pochi in totale smarrimento.

Antagonismo Gay Bologna
Associazione Culturale Gender
Associazione Libellula Trans
Associazione LLI – Lista Lesbica Italiana
Azione Gay e Lesbica Firenze
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Circolo Pink Verona
Coordinamento Facciamo Breccia
CLR Coordinamento Lesbiche Romane
Coordinamento Trans Sylvia Rivera
Coq Madame
Corpolibero – Coordinamento lgbtiq di Rifondazione Comunista
Fuoricampo Lesbian Group Bologna
Gayroma.it
Il collettivo tilgbq "Sui Generis"
La Roboterie
Leather Club Roma
Le Ribellule
M.I.T. – Movimento Identità Transessuale
Open Mind Catania
REFO – Rete Evangelica Fede e Omosessualità
Subwoofer Bears

ADESIONI PERSONALI
Alessandra Marinucci
Diego Tolomelli
Fausto Perozzi
Marcella Di Folco
Massimo Quinzi
Porpora Marcasciano
Nicole De Leo
Laurella Arietti
Valerie Taccarelli
Massimo Vario
Federica Pezzoli
Paolo Violi
Samuele Benedetti
Ugo Malatacca
Gianluca Manna
Franco Salaris
Manuel Savoia
Mauro Cioffari

Per adesioni
noncisaremo2010@gmail.com

 temporaneamente_toy_bn.pdf

Venerdì 14 maggio
Presentazione del libro
Temporaneamente tua
Identità, autenticità e commercio del sesso
 di Elisabeth Bernstein, a cura del collettivo Sexyshock di Bologna.
interverranno:
– Collettivo sexyshock Bologna,
– Comitato SiciliaPride2010,
– Collettivo Malefimmine,
– Zetalab.
A seguire cena vegan

ore 22:00
(SEXY)SHOCK PARTY
Dj Nia e The Tornadeos
ingresso 2 euro

 Sabato 15

dalle 15.30
seminario sull’utilizzo, la cura e la manutenzione dei sextoys

INGRESSO CON SOTTOSCRIZIONE – 3 EURO – PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA (entro il 105) ALL’INDIRIZZO EMAIL malefimmine@gmail.com, in cui specificare nome, telefono, mail, numero dei partecipanti.
I sex_oggetti sono simpatici, goduriosi, cavalcano l’autonomia sessuale, cavalcano l’incontro divertente con altre donne o con uomini fantasiosi, vibrano e massaggiano, dalla clitoride all’orecchio sinistro.
Ironici, sfatano miti sfeticciano feticci, sono loro stessi possibili feticci perché il mondo é sessuabile, tutto il bello della vita é la sperimentazione.
Nella sperimentazione sessuale c’è molta energia bella e rivoluzionaria.

logo sicilia pride

lunedì 8 marzo dalle 18.00 allo z rioccupato (via Boito 7) avrà
inizio un pomeriggio di mostre, incontri, banchetti,letture sulle lotte
delle donne, accompagnati da performance musicali.
Nel corso del
pomeriggio saranno proiettati dei video tra i quali : " il movimento
delle donne in Sicilia negli anni ’70 – ’80" video accompagnato
dall’esposizione della mostra sul movimento delle donne negli anni 70 a
cura di Ambra Mangani, "il corpo delle donne" di Lorella Zanardo e
Marco Malfi Chindemi, proiezione di foto e immagini de "i monologhi
della vagina" lettura dei monologhi di Eve Ensler da parte delle donne
di Palermo.
Che ognun* porti il suo contributo fotografico, cartaceo, video ecc…
Questo
è un modo per non far passare inosservata una data tanto importante,
soprattutto in questo momento storico di revisionismo culturale,
sociale istituzionale,contro un rimodellamento della società  in senso
securitario e oppressivo, in cui la famiglia patriaracale eterosessuale
diventa il nucleo fondante e fondamentale, e in cui i diritti delle
donne, ottenuti con anni di lotte, vengono sempre più messi in
discussione.

Alle 20.00 sarà offerto anche un "gustoso aperitivo"!

Per noi compagne importante è che questa giornata venga svolta allo z, laboratorio politico e autorganizzazione sociale.
 
8 marzo 2010
 
 

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UNA DONNA SU TRE NEL MONDO SUBISCE O HA SUBITO VIOLENZA NEL CORSO DELLA SUA
VITA!
Il 70% DI QUESTE VIOLENZE AVVIENE TRA LE MURA DOMESTICHE!!!


Nonostante questi dati, i governi continuano ad
ignorare la realtà e a strumentalizzare la violenza maschile sulle donne per
approvare leggi razziste, xenofobe, e lesive dei diritti dei/delle cittadini/e,
come il pacchetto sicurezza! Così facendo le istituzioni non soltanto deviano
la discussione e l’attenzione dell’opinione pubblica su temi altri che non
riguardano, né risolvono il problema, ma soprattutto perpetuano un
atteggiamento discriminatorio per le donne, e in questo senso commettono una
violenza di eguale entità, di chi ci uccide, ci stupra, ci costringe a vestire
dei ruoli che non abbiamo scelto, limitando le nostre libertà.


In altri paesi del mondo, e in effetti anche in Europa, e ovunque si siano
sviluppati movimenti di donne e dibattiti sul fenomeno, da anni ormai si parla
di femminicidio.
Per femminicidio si intende qualsiasi violenza sulle donne in quanto donne, e
per questo essa non dipende né dal passaporto, né dalla religione, né dalla
situazione economica, ma è una violenza esercitata sulle donne dagli uomini,
dalla cultura dominante (che è maschile), dalla società, da istituzioni e
legislazioni che sono frutto della cultura patriarcale! Trattasi della costante
situazione di discriminazione a cui le donne sono sottoposte dalle famiglie ai
luoghi di lavoro, dalle concrete azioni quotidiane alle limitazioni poste alla
nostra libertà di scelta.
Slogan quali l’”utero è mio e lo gestisco io”, oggi guardati con un ghigno o
considerati retrogradi, esprimono in poche parole concetti chiave della vita
delle donne: in Italia qualsiasi dibattito politico, partitico o istituzionale
sui diritti delle donne, passa automaticamente attraverso la normazione dei
nostri corpi e la violazione della nostra sessualità; sul controllo dei nostri
desideri e delle nostre scelte; sul mantenimento di un “decoro” imposto sulla
nostra pelle da secoli di cultura maschile, una cultura che vede le donne solo
come mogli e/o oggetti sessuali che DEVONO DARE all’uomo, e la cui sessualità è
vista come complementare a quella maschile ( concezione da cui deriva
l’omofobia, la lesbofobia, la transfobia)!

A
proposito delle aggressioni di stampo omofobo che hanno riempito le pagine dei
giornali e che purtroppo non si esauriscono:
«(…) Questo
tipo di aggressioni rende più evidente il legame di necessità tra fascismo e
sessismo, fascismo uno dei cui fondamenti è rappresentato dal mantenimento violento
del sistema patriarcale di sottomissione di un sesso all’altro. Ma la cultura
patriarcale non si esaurisce nel fascismo, sottende le relazioni tra maschi e
femmine così come le ha strutturate l’eterosistema, quel sistema ideologico
cioè che persegue la normazione dei generi come “complementari” l’uno
all’altro, sistema che quindi non può che combattere ferocemente il lesbismo,
soggettività che lega esplicitamente l’accesso maschile al corpo femminile, che
rifiuta l’obbligatorietà e la naturalità dell’etero-sessualità.(…)»
[1].

 

Siamo stanche di vedere i nostri diritti calpestati e i nostri sogni
spegnersi dentro le mura di casa, spesso insieme alla nostra dignità. Noi non
abbiamo scelto, tocca a noi adesso decidere!
Repressivo e violento è imporci un modello familiare etero patriarcale,
un’istituzione cioè per noi totalizzante e totalitaria, una prassi, inoltre,
che equivale a quel 70% di violenze di cui si è detto prima.
Repressivo e violento è far credere che la nostra sicurezza passa per un
rinvigorimento delle forze dell’ordine, non soltanto perché maggiore controllo
è sempre uguale a maggiore violazione della nostra dignità, ma soprattutto
perché sono proprio loro a garantire la conservazione di questo sistema, e non
di rado, a non riconoscere la violenza e a rinviare a casa chi si rivolge loro
a denunciare il convivente, il padre, il fratello, lo zio, il marito, ecc…
Repressivo e violento è per noi donne, vedere oggi legittimate tutte quelle
ideologie fasciste e razziste che ci vedono come madri della patria,
conservatrici di una razza pura che ci fa paura!
A questo continuo crescendo di leggi, decreti e politiche repressive, si
aggiunge una politica indirizzata alla riduzione dell’informazione e dei
servizi per le donne dovuta al pericoloso crescendo di medici obiettori in
ospedali, farmacie e consultori. Per questo rilanciamo la campagna OBIETTIAMO
GLI OBIETTORI (www.ogo.noblogs.org), e la raccolta di informazioni e dati sulla
presenza degli obiettori e sui disservizi che ne conseguono.

Collettivo Malefimmine

Per info: malefimmine@gmail.com – www.malefimmine.noblos.org –
www.myspace.com/malefimmine

 


[1] Elena
Biagini, Lesbiche che fanno paura. Una mina al sistema-famiglia.
Pubblicato su “In fondo l’Itaglia è tutta qua”. Facciamo Breccia. www.facciamobreccia.org

Vi invitiamo a partecipare alla cena sociale che si terrà domenica 7 febbraio alle 20.00 presso il laboratorio z, per contribuire tutt* alla manifestazione nazionale No Vat del 13 febbraio a Roma.
Dopo la cena proietteremo il film-documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo.
Arrivate numeros* e diffondete questa email!
Sempre in difesa dello Zetalab rioccupato e di tutti gli spazi liberati.
 
Il collettivo Malefimmine

In basso la piattaforma No Vat 2010
Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.facciamobreccia.org/
Per aggiornamenti sul laboratorio z http://www.kom-pa.net/

no vat

Il 13 Febbraio 2010 per il quinto
anno scendiamo ancora in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza
nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle
complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.


L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancivano la saldatura tra Vaticano e
regime fascista, oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine
morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane, lo
strumentalizzano per costruire un’identità nazionale razzista e una
declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.

Da una parte le
destre criminalizzano immigrate ed immigrati, istigano a una vera “caccia all’
uomo”, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse
pubbliche mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e
comunque disegnato su un modello sociale che non c’è più. D’altra parte la
chiesa cattolica  legittima esclusivamente questo modello di società, basato
sulla famiglia, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è
subordinato all’altro e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di
cittadinanza.

Su un altro fronte, destra moderata e sinistra riformista
attuano il tentativo di procedere ad un’assimilazione selettiva dei soggetti
minoritari sulla base della disponibilità espressa a offrirsi docilmente a
legittimare discorsi razzisti, eterosessisti e repressivi. E’ prevista
l’inclusione solo di quelle soggettività che non mettono in discussione il
potere: c’è un piccolo posto anche per gay, lesbiche e trans e per altre figure
della diversità, purché confermino l’ordine razzista, sessista e repressivo.


In questo quadro, nel movimento lgbtq, abbiamo assistito alla comparsa di
“nuovi” soggetti che ne usano le parole d’ordine per produrre un ribaltamento
della realtà: a protezione delle soggettività supposte deboli pongono i loro
carnefici. Chi legittima questi “nuovi” soggetti, contribuisce a produrre un
ulteriore spostamento a destra, a normalizzare la presenza delle destre
radicali nel dibattito pubblico.

Fuori da queste lotte interne al potere,
dobbiamo constatare la diffusa e asfissiante presenza di un’etica cattolica, un
modello di politica che propone come uniche alternative di “rinnovamento” il
moralismo e il giustizialismo. Sappiamo che se oggi  il Vaticano appare meno
interventista è solo perché non ne ha bisogno: già nel nostro paese possiede il
monopolio dell’”etica” che abbraccia indistintamente governo e opposizione
parlamentare che fanno a gara – come sempre – ad inginocchiarsi all’altare del
giustizialismo e del buonismo ipocrita.

Respingiamo il tentativo di
espropriare anche i movimenti di lesbiche, gay, trans e femministe, di
categorie fondamentali quali l’antifascismo, altrimenti l’ambiguità politica
finirebbe per rendere le nostre soggettività complici di quest’ordine morale e
politico che concede una legittimazione vittimizzante e minoritaria in cambio
dell’assuefazione alla repressione.

Contrastiamo questo potere che, dove non
addomestica, reprime e, attraverso l’ordine morale vaticano, assume dispositivi
di disciplinamento e controllo sociale che negano qualunque tipo di
autodeterminazione: l’autodeterminazione sociale ed economica dei e delle
migranti, l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita di donne, gay,
lesbiche e trans,  ogni percorso di autorganizzazione, di dissenso e di
conflitto.

Denunciamo che quando il  processo di addomesticamento non si
compie viene utilizzato il carcere, il CIE (centri di identificazione ed
espulsione), la repressione, la paura, la noia, la solitudine, l’intimidazione
e la criminalizzazione per neutralizzare gli elementi di dissenso non previsti
e non gestibili: migranti, movimenti, studenti, lavoratori e lavoratrici,
disoccupati/e.

Riaffermiamo che antirazzismo, antifascismo, antisessismo sono
lotte, necessarie l’una  all’altra, da condurre anche contro l’uso strumentale
delle libertà di donne e lgbt per rafforzare e legittimare un modello razzista.


Portiamo in piazza i nostri percorsi di autodeterminazione nell’acutizzarsi
della crisi economica e dello smantellamento dello stato sociale – in
particolare della scuola e dell’università –  che tanto spazio lascia alle
imprese private e  confessionali.

Riaffermiamo le diversità e le differenze
sociali, sessuali, culturali, contro l’identità nazionale razzista e
eterosessista che ci vogliono imporre e contro l’ordine morale vaticano.


Portiamo in piazza i nostri percorsi di liberazione per ribadire la nostra
volontà di agire nello spazio pubblico per produrre trasformazione sociale e
culturale.

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